Giro E incontra

Giro E incontra Andrea Lo Cicero

By 11 Maggio 2019 No Comments

Giro E incontra Andrea Lo Cicero, indimenticato pilone della Nazionale italiana di rugby con 103 presenze tra il 2000 e il 2013. Soprannominato Barone, un metro e 85 per 110 chilogrammi, Lo Cicero non ha un fisico da grimpeur. Ciononostante, lo scorso anno ha partecipato ad alcune tappe del Giro E edizione numero zero, portandole tutte a termine.

Andrea, com’è stata?
Un’esperienza molto positiva. Avere terminato delle tappe nonostante la mia mole, non propriamente da ciclista, è stato bellissimo. Vivere l’esperienza del Giro come i professionisti è un momento unico. Sei una sorta di apripista. Provi l’emozione di tagliare il traguardo sotto lo stesso arco dove passeranno i campioni. Ho preso parte anche all’ultima tappa a Roma: una cornice incredibile.

Facile come sembra, con le bici a pedalata assistita?
Non direi. Con queste bici devi comunque pedalare. Ti danno una sensazione di benessere iniziale, di facilità, ma psicologicamente ti fanno spingere molto di più sui pedali, proprio perché ti senti bene. Ci sono dei vantaggi da un lato, degli svantaggi da un altro: quando superi una certa soglia di velocità il motore si stacca, e ti ritrovi a portare un peso in più, perché la bici è più pesante rispetto a una convenzionale.

Hai affrontato anche delle salite toste, è così?
Sì, abbiamo fatto due o tre salite impegnative, molto lunghe. Ho portato la mia batteria a zero. Mi hanno chiesto se volevo mollare. Preferisco morire in bici piuttosto che salire sul vostro furgone, ho risposto. È stato bello. Per me da atleta era una sfida da vincere.

Tu sei stato un rugbista, sport duro, faticoso. Nella scala delle tue fatiche sportive, questa del Giro E a che altezza si posiziona?
Devo ammettere che è stata una fatica notevole, vicina alle fatiche più dure che ho fatto. Primo, per il mio peso, importante. Secondo, perché mi trovavo in una condizione in cui c’erano ragazzi che andavano in bici tutti i giorni. Io no, e quando vado, vado in mountain bike. Su strada hai una postura nettamente diversa. Però ho accettato la sfida – la accetto sempre – e non ho mollato. Nelle sfide, quando non ce la fai più molli, ma c’hai provato, hai dato il massimo. Io non ho mollato, ho portato la sfida al termine. Sono fiero di questo.

Qual è il tuo rapporto con la bici?
Ho una mountain bike muscolare e una elettrica, oltre a una bici muscolare da triathlon. La mia uscita tipo è di 30-40 chilometri, tutto sterrato, duro, qualcosa di bello impegnativo. Cerco di mantenere i battiti del cuore alti, 150-160, che è già un bel pedalare. Poi viaggio sempre in modalità ECO perché ho paura di terminare la batteria, quindi spingo molto sui pedali e alla fine faccio più fatica. Dev’essere il mio destino.

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