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In due anni le biciclette da corsa a pedalata assistita hanno conquistato il 10% del mercato

By 4 Novembre 2019 novembre 7th, 2019 No Comments

di Luca Delli Carri

da Sportweek speciale #green del 2 novembre 2019

Li ricorderemo come i due anni che hanno cambiato la nostra percezione delle bici da corsa. Tutto comincia nel novembre 2017, quando Pinarello lancia la Nytro, la prima bici da corsa a pedalata assistita a non soffrire complessi di inferiorità rispetto alle muscolari d’alta gamma. È leggera, con il baricentro basso, regala le sensazioni di una bici classica con il vantaggio di offrire, se serve, un aiuto in salita. Ma soprattutto è bella, desiderabile.

Ed è proprio questo a “sconvolgere” il mondo della bici: una e road (termine che le differenzia dalle e-bike stradali) può essere un oggetto del desiderio al pari di una Dogma, una Protos, una Specialissima. Tanto che oggi, due anni dopo, tutti i costruttori importanti, da Bianchi a Wilier Triestina, hanno una e-road di alto livello in catalogo.

Il loro segreto è celato nel telaio o nel mozzo posteriore: un motore alimentato da una batteria che moltiplica la potenza espressa dal ciclista. “Moltiplica” perché, come dice il termine pedalata assistita, queste bici richiedono che il ciclista pedali. Sembra banale, non lo è. Più ci si impegna più il motore rende: questo, oltre a divertire, le avvicina nell’approccio alle bici muscolari. Con il vantaggio di consentire salite che l’allenamento o le caratteristiche del ciclista, da soli, non consentirebbero mai. Dai duri e puri, i sostenitori della fatica per la fatica, si sono levate critiche, ma a rispondere ci ha pensato l’immenso Eddy Merckx: «Si fa meno fatica, sicuro, anche a me piace. La uso ogni tanto, quando c’è salita». Come lui, cominciano a fare in molti.

Le vendite della Nytro, che da pochi giorni è in consegna anche in versione gravel, adatta cioè a escursioni su strade bianche e con un approccio più cicloturistico, hanno raggiunto i 2mila pezzi l’anno, giàoltreil10% dell’intera produzione Pinarello. «È pieno di ragazzi di 60 anni che non hanno tempo o possibilità di allenarsi come prima, che non hanno più voglia di fare fatica come un tempo. Ed è un peccato non arrivare tutti assieme in cima alla salita. Bici come la Nytro consentono di farlo», spiega Fausto Pinarello.

A confermare la tendenza, in primavera Ernesto Colnago ha lanciato la prima e-road del marchio, la E64 da corsa, e poche settimane fa la gravel eGRV, entrambe con telaio monoscocca e motore E bike motion nel mozzo posteriore (stessa tecnologia della Aria E-Road, modello di punta della Bianchi tra le pedalata assistita). Le ha presentate dicendo: «Non sembrano bici elettriche». Il più bel complimento possibile.

Il fiorire di così tanti nuovi modelli di e-road in breve tempo è stato merito anche del primo evento a tappe, e primo di rilievo internazionale, dedicato a questo genere di bici, il Giro E. Idea geniale: pedalare sulle strade del Giro d’Italia nei giorni del Giro d’Italia. Peccato che senza bici a pedalata assistita la cosa sarebbe stata impossibile. Solo un professionista, o un amatore evoluto, possono affrontare certe salite. Con l’ausilio del motore questa esperienza, fatta di salite simbolo quali Mortirolo, Ghisallo, Croce d’Aune, diventa alla portata di tutti. In 18 tappe, i 561 ciclisti del Giro E 2019 hanno percorso un totale di 1.829kme superato un dislivello positivo complessivo di 24 mila metri. Dura, con la pura forza dei muscoli. Per capire la portata del fenomeno, il primo anno le bici erano di un unico marchio (Pinarello), 12 mesi dopo i marchi rappresentati erano 6, e 5 i produttori di motori.

Un successo tale che ha reso Giro E l’ambasciatore di un nuovo modo di intendere il ciclismo. «È stata un’esperienza intensa», spiega Cristiano De Rosa, unico costruttore a pedalare in prima persona al Giro E 2019, per il quale ha prodotto la sua prima e-road. Disponibile da fine estate, è stata consegnata già in un centinaio di esemplari. «Tutti montati ad altissimo livello–precisa– cosa che se non rende ancora questa bici il nostro core business, rappresenta un fatturato interessante, perché parliamo di prezzi compresi tra i 6 e i 10 mila euro. Mala cosa incredibile è il riscontro. Cinquantenni, mogli di cinquantenni, persone molto prese dal lavoro e perciò poco allenate hanno cominciato a fare salite importanti. Trovarti in cima allo Stelvio è un’emozione. La bici a pedalata assistita rende queste esperienze e queste emozioni condivisibili».

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