Giro E incontra

Giro E incontra Paolo Bellino

By 9 Maggio 2019 No Comments

Giro E incontra Paolo Bellino, 49 anni, amministratore delegato e direttore generale di RCS Sport, nonché ideatore del giro elettrico. Inguaribile tifoso granata ed ex ostacolista della Nazionale italiana di atletica leggera, sta traghettando il Giro d’Italia oltre il Giro, proiettando una delle manifestazioni sportive italiane più longeve verso un futuro in cui tecnologia, spettacolo e coinvolgimento esperienziale sono le parole chiave per interpretare i gesti atletici dei campioni. Sembra facile, non lo è. Perché organizzare un evento sportivo oggi significa giocare su più tavoli per consentire più livelli di fruizione a un pubblico molto esigente e, al contempo, molto distratto.

A bruciapelo: le 110 giornate-evento l’anno di RCS Sport, che vanno da Milano Marathon e The Color Run a monumenti ciclistici come la Milano-Sanremo e il Lombardia, oltre a sua maestà il Giro d’Italia, non bastano per sedersi sugli allori?
Oggi più che mai, assolutamente no. Ecco perché nascono eventi come il Giro E.

Siamo già al punto: ci racconta come le è venuta l’idea di un Giro elettrico? Che pensarlo due anni fa era pura fantascienza…
La prima volta che abbiamo ragionato sul Giro E è stato l’anno scorso, a febbraio, quando ho visto le pubblicità della Formula E a Roma, di cui Enel era title sponsor. Parlando con Enel ho scoperto che stavano lavorando con l’organizzatore della MotoGP a un progetto di corse con le moto elettriche. Due modalità differenti, perché nella Formula E ci sono vari produttori di tecnologia mentre la MotoE è un monomarca. Ho pensato: ci sono le auto, ci sono le moto, mancano le bici. In quegli stessi giorni Pinarello stava per lanciare la sua prima bici da corsa elettrica, e abbiamo cominciato a parlare della possibilità di costruire un evento dedicato alle bici elettriche all’interno del Giro d’Italia. Era doveroso: il trend della mobilità sostenibile del futuro vede investimenti importanti sull’elettrico, e in particolare sulle bici elettriche.

Primo evento di rilievo a impiegare tali bici, Giro E avrebbe potuto essere una competizione, essendo “figlio” del Giro d’Italia. Invece no.
Giro E è un format turistico ed esperienziale rivolto a tutte le persone che vanno abitualmente in bicicletta e vogliono assaporare le emozioni della corsa Rosa. L’idea è che sia una specie di Mille Miglia storica: una gara di regolarità, ma a squadre, in cui l’obiettivo non è la vittoria ma vivere il Giro d’Italia da dentro. Quindi una tappa un po’ più corta che ti consenta di arrivare al traguardo un paio d’ore prima dei professionisti e di assaporare il clima del Giro. Guardando alla Formula E abbiamo capito che per l’edizione numero uno non poteva più esserci un unico fornitore di bici, come l’anno scorso. Devo dire che il mercato, in grande fermento, ha risposto con entusiasmo: oggi abbiamo Pinarello, Olmo, De Rosa, Trek, Epowers, Focus.

Giro E è tante cose: un’esperienza per chi vi partecipa, un banco di prova per i produttori, una possibilità di comunicazione per gli sponsor, una vetrina sulle bellezze turistiche del Paese e infine un forte messaggio di ecosostenibilità per un mondo che ne ha estremo bisogno.
È così. Sul fronte del turismo, Enit porterà ogni giorno sei giornalisti provenienti da tutto il mondo per un’educational sulle bellezze d’Italia attraversata con la bicicletta. Abbiamo un gruppo fenomenale come Bike For Dream che ha intravisto in Giro E un’opportunità sul fronte delle charity, perché le biciclette verranno vendute alla fine dell’evento e il ricavato servirà a sostenere le carriere di giovani atleti. Dato che il Giro d’Italia è una piattaforma di comunicazione incredibile che raggiunge un pubblico vastissimo, non solo italiano, non c’era vetrina migliore per comunicare che il 24 giugno verrà proclamata la città che ospiterà i Giochi olimpici e paralimpici invernali del 2026: è ciò che farà la squadra Milano Cortina 2026, che tutti i giorni raccoglierà il meglio dell’olimpismo italiano e lo porterà a pedalare con noi, costruendo attraverso interviste e streaming televisivi un racconto della candidatura olimpica che unisca tutta l’Italia e rappresenti un messaggio molto forte per i membri del CIO.

Parliamo dell’esperienza offerta ai partecipanti: quasi una prima fila sul Giro d’Italia.
Direi di sì, perché possono vivere la giornata del campione: il foglio firma in partenza, il percorso sul quale i campioni si esaltano in sfide epiche, il traguardo del Giro, che è un’esperienza importante, poi la premiazione sul podio dei professionisti e infine un’accoglienza dove assistere alla volata di tappa, davvero in prima fila, come si diceva dell’abbonato Rai, storico broadcaster del Giro d’Italia che ci regala immagini uniche che hanno fatto la storia del Paese. Ma qui non sei seduto in poltrona, qui prima pedali, poi ti godi lo spettacolo. È vivere appieno l’esperienza del Giro d’Italia.

Ha tutte le carte in regola per diventare un evento che piace all’estero.
L’idea è proprio attrarre i grandi tour operator internazionali con una modalità diversa di vacanza in Italia. Non necessariamente devi fare una tappa: puoi farne una, due, una settimana o tutto il Giro. I contenuti sono tanti: sport, enogastronomia, ospitalità, turismo. È una cosa che ha un grande senso. Credo che l’Italia sia veramente il Paese più bello del mondo, e riuscire a fare vedere l’Italia con una modalità molto slow, apprezzando luoghi e strade, è un’opportunità da non perdere.

Come vede Giro E tra cinque anni.
Pensiamo che nei prossimi tre anni possa diventare un format importante, un elemento di arricchimento per il Giro d’Italia, ma anche uno strumento rilevante di promozione per il Paese. Questa è la prima edizione, ma siamo riusciti ad avere dieci squadre, che vuol dire sessanta ciclisti tutti i giorni. È una cosa di cui sono grato a tutti coloro che ci hanno creduto, perché c’è uno sforzo logistico non indifferente per le squadre. Che hanno dietro nomi importanti: i produttori di bici, e poi Toyota, Mediolanum, Segafredo.

Che dimensioni potrà assumere Giro E?
Il nostro imperativo è che ogni partecipante si goda la giornata in totale sicurezza, che possa pedalare senza pensare al traffico o a schivare le auto. Significa avere moto e scorte esattamente come una corsa ciclistica, ambulanze, mezzi al seguito, auto di apertura e auto di chiusura. Perché chi partecipa al Giro E ha le stesse attenzioni di cui gode un professionista. L’anno scorso eravamo in sette, quest’anno dieci volte di più. Per me la misura giusta è 120-130 partecipanti, per un massimo di 200. Che vuol dire avere un bel plotone di ciclisti e un pacchetto hospitality super premium. Perché come ho detto non ti faccio vivere la corsa in macchina o in elicottero, ma ti faccio vivere l’esperienza dei professionisti, in totale sicurezza e comfort.

Il Giro d’Italia ha 110 anni di storia ma è proiettato nel futuro.
Il Giro è obbligato a essere proiettato nel futuro. Pensiamo alla Formula 1: quanta tecnologia ha sviluppato che poi è stata applicata alle auto di tutti i giorni? Il Giro e il ciclismo professionistico devono fare lo stesso: rappresentare anche l’opportunità per testare nuovi prodotti, nuove tecnologie. Nel Giro l’abbiamo fatto: siamo stati i primi che hanno fornito i dati dei ciclisti, i primi che hanno messo l’onboard camera. Sperimenteremo quest’anno una tappa con una camera a 360 gradi. Grazie a TIM sperimenteremo il 5G, che per il mondo dello sport sarà una rivoluzione, perché consentirà un’evoluzione incredibile nel campo delle riprese televisive. C’è ancora tanto da fare. Anche per il Giro E, che è un osservatorio sul futuro, visto che il livello della tecnologia non è inferiore a quello del Giro d’Italia. Pensiamo alle bici, ai motori. Alla necessità dei produttori di testare i loro prodotti. Il mio obiettivo è avere marchi che non necessariamente producano bici da corsa ma sperimentino nuove tecnologie. Mi piacerebbe avere il Politecnico di Milano o quello di Torino. Giro E dovrebbe divenire una specie di laboratorio.

Cosa si aspetta da questa edizione di Giro E?
Ciò che mi aspetto da ogni evento di RCS Sport: che sia il migliore possibile. Abbiamo una bella squadra. Il direttore del Giro E, Roberto Salvador, ha fatto un grande lavoro. Dal lato commerciale, Caterina Passariello ha lavorato con grande entusiasmo. Ci sono trenta persone coinvolte nella gestione. La sicurezza sarà la nostra stella polare. Assieme al giudizio di chi partecipa: non c’è una classifica, ma la loro soddisfazione sarà la nostra vittoria.

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