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Tappa 11: da Avigliana a Ceresole Reale

By 24 Maggio 2019 No Comments

Ci sono cose che non puoi comprare, recitava la pubblicità. Tra queste, certe situazioni che solo al Giro E puoi vivere.

Metti, per esempio, la tappa di oggi. La numero 11. Primo arrivo in quota. La Gazzetta dello Sport ieri scriveva: Tappa per uomini forti. Di certo, tappa da quattro stelle – il massimo è cinque. Giro E ha ricalcato, seppure parzialmente, sia la difficoltà sia il percorso della Corsa Rosa. Ha significato partire, da un’Avigliana in festa, con il Colle del Lys, 15 chilometri di lunghezza con dislivello di 957 metri, una pendenza media del 6,4 per cento con la massima al 12 per cento; e proseguire con l’ascesa a Ceresole Reale (Lago Serrù), e parliamo di venti chilometri con un dislivello di 1196 metri, pendenza media del 5,9 per cento, punte del 14. Il finale, da urlo: ultimi cinque chilometri con pendenza media del 9,2 per cento e dislivello di 450 metri. Insomma una di quelle tappe che dopo che le hai fatte ti ritrovi innamorato cotto di questo sport fantastico che si chiama ciclismo. È il fine di Giro E, un evento che è tante cose tranne una gara, e vuole essere soprattutto un’esperienza indimenticabile per chi vi partecipa.

Fabrizio Chiericoni (team Castelli-Segafredo), professione manager, ha partecipato a una tappa e non ha più abbandonato la carovana. «Sono riuscito a organizzarmi con il lavoro e ho colto l’opportunità di vivere questa esperienza», racconta. «La bellezza del Giro E non è soltanto nei panorami, nelle salite, nel clima. È pedalare nella storia. Pedalare come i professionisti, su strade libere dal traffico, per poter emulare gli idoli della gioventù. È il piacere di avere accanto i campioni che hai amato, che hai atteso per ore lungo le strade del Giro. Io l’ho fatto tante volte. Ho visto il debutto alla vittoria di Marco Pantani, nella Lienz-Merano del 1994. Ricordare Michele Scarponi sul Colle dell’Agnello ancora mi fa venire la pelle d’oca. Tornare sulle strade del Giro è un viaggio della memoria».

Ma Giro E è anche l’hospitality più glamour della Corsa Rosa, con la sua roulotte Airstream in alluminio, il suo flipper (Gottlieb, per gli intenditori), i suoi divani Chesterfield, gli schermi per vedere l’arrivo di tappa in tv (comunque la corsa passa appena oltre le protezioni). Ma è anche, per esempio, ritrovarsi seduti accanto (sul divano Chesterfield, appunto) a una leggenda come Mario Cipollini. E potere magari chiedergli cosa pensa delle bici elettriche. “Sono il futuro del ciclismo”, risponde Mario. “Tantissime persone si avvicinano all’uso della bici grazie proprio alla pedalata assistita, e tante di loro, magari, finiranno poi su una bici da corsa muscolare”. Il grande Mario, in piena forma, spiega che “nel mercato delle bici, quelle a pedalata assistita hanno un’importanza incredibile: a livello mondiale, sette su dieci ormai hanno un motore e una batteria”. Lui, con il suo marchio, ne sta studiando una da tre anni. “Vogliamo fare una bici estremamente performante, creare un motorino molto leggero da poter essere inserito in una bici fruibile anche quando si pedala in modalità muscolare. Il peso totale dovrà essere di otto chili. Se ce la faccio, verrò con lei al Giro E dell’anno prossimo. Sarebbe fantastico, mi riporterebbe sulle strade del Giro ma facendo molta meno fatica”.

Come recitava la pubblicità?

 

 

 

PS In un impagabile scenario “Giro” ritroviamo come vincitore della volata tra capitani Max Lelli, team Enit, che memore degli antichi guizzi supera di un’incollatura Patrick Martini. La Maglia Viola della classifica generale rimane a Epowers Factory Team, come anche la Rossa, classifica sprint. Kilocal-Selle SMP si aggiudica invece la Verde per la squadra più giovane e la Arancio, classifica regolarità.

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