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Tappa 17: da Valdobbiadene a San Martino di Castrozza

By 31 Maggio 2019 No Comments

Tappa 17. Su su su le montagne. Ma oggi non vi racconto della tappa. Oggi vi racconto di Kristian Ghedina che vuole avere un figlio, di Diana Ziliute che è venuta accompagnata dalla figlia, e dei bambini che salutano il Giro quando passa, che sono la cosa più bella di questo carrozzone colorato che dispensa emozioni e del quale fa parte anche il Giro elettrico.

Il più grande discesista italiano (finora) è qui per promuovere la candidatura olimpica di Milano Cortina 2026. Alla soglia dei cinquant’anni, con 13 vittorie in Coppa del mondo, confessa subito che con la bicicletta non è proprio in confidenza.

Kristian, nel tuo sport scendevi, oggi salirai.
Sì, il mio sport era andare in discesa. Oggi salirò. Sarà dura. L’unica cosa che gioca a mio favore è che siamo in montagna e quindi ci sono anche le discese. Ma non è che sia un fenomeno con la bici. Una volta ho partecipato a una gara con la mountain bike, e in discesa pensavo di andare forte; dietro di me c’era una ragazza, continuava a urlare, non capivo, alla fine l’ho fatta passare da quanto ero stufo di sentirla gridare, e quando m’ha superato è scappata via. Ho provato a starle dietro, ma niente. Son proprio fermo in bicicletta.

Cos’è la velocità per te?
Il motivo della mia vita. Mi è sempre piaciuta. La velocità. Ma non solo la velocità, tutto ciò che è rischio, adrenalina, emozione. Facendo discesa libera, e dopo le corse in macchina, di velocità ne ho vissuta parecchio. Mi ha dato grandi emozioni. Arrivo a dire che è la mia linfa vitale. È il motivo di vivere, di essere sempre bello carico. Mi dà soddisfazione.

Mai avuto paura?
Sì. È normale averla. Tutti dicono che sono sempre stato matto, incosciente. Ma se sei incosciente ti fai del male, invece io ero cosciente di quello che facevo, e quando sei cosciente di quello che fai hai paura. Quando hai paura devi essere bravo a superarla, devi sapere qual è il tuo limite e non andare mai oltre, perché altrimenti ti fai male.

Qual è il tuo sogno oggi?
Il mio sogno era la velocità, che è sempre stata l’energia per andare avanti; vincere in Coppa del mondo, andare forte. Poi ho capito che la vita vera non finisce a 30-35 anni. La vera vita comincia dopo. Adesso il mio sogno è avere una famiglia numerosa, fare dei figli. Sono fidanzato da 12 anni, vorrei avere dei figli per portare avanti la tradizione dello sci e il mio nome.

Diana ha vinto due Campionati del mondo di ciclismo (1994, 1994), oltre a un argento e un bronzo; nel 2000 a Sidney ha conquistato un bronzo olimpico nella prova in linea.

Cosa ne pensi delle bici a pedalata assistita?
Io sono un ex ciclista, una volta pensavo che in bicicletta si andasse solo di corsa. Oggi comprendo che ci sono due mondi ciclistici diversi: il mondo delle corse e quello del turismo. La bici elettrica è una bellissima opportunità di vivere momenti di sport facendo spalla a spalla con il proprio compagno o compagna, e sicuramente gioca a favore della femmina, in quanto se paragoniamo uomo e donna, la donna è meno forte fisicamente. Una coppia se dovesse scalare una salita insieme, l’uomo deve spingere la donna o non pedalare assieme. La bici elettrica è una meravigliosa opportunità di spendere il tempo assieme, felici, nella natura, facendo movimento.

La pedalata leggera grazie al motore ti ricorda i tempi quando eri una campionessa?
Senza ombra di dubbio. Quando senti quella spinta che arriva grazie al motore, ti viene da pensare ai tempi d’oro, quando non sentivi la catena, la pedalata era agile e tu andavi senza percepire la fatica.

Cosa ti è rimasto di quei tempi?
Il ricordo di tanta adrenalina, tanta emozione. Quell’emozione che è difficile vivere se non nello sport. Era una vita difficile, piena di sacrifici, ma anche super emozionante, super eccitante. Oggi invece dico: se dovessi tornare indietro, vorrei godermi la vita, sentire lo stesso vento che mi sfiora le guance, magari con meno velocità, però andando a venti all’ora, guardando il panorame, gioendo di un fiore appena sbocciato che vedo durante la salita. Vorrei godermi tutto ciò che offre la vita normale.

Cos’è la bici per te?
La bici per me è la vita. È emozione, passione. Quando penso alla bici mi viene la pelle d’oca. Quando penso alla bici, dico: dentro la pedalata c’è tutta l’emozione che ho bisogno per vivere.

Un’immagine: Diana, che fatica sulla salita finale, la bici ormai in modalità muscolare; la figlia – due gocce d’acqua – si sporge dal finestrino e grida: Vai mamma!

POST SCRIPTUM Oggi Fabiana Luperini è transitata per prima sotto l’arco del traguardo a San Martino di Castrozza. Nel 1996 aveva vinto la tappa del Giro d’Italia che arrivava qui. Altri tempi, ma il suo sguardo è sempre lo stesso.

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