Senza categoria

Tappa 3: da Vetralla a Frascati

By 14 Maggio 2019 No Comments

Una classica tappa laziale, la terza del Giro E, che ha portato i ciclisti elettrici da Vetralla a Frascati, un centinaio di nervosi chilometri. Partita nel cuore della Tuscia e arrivata fino ai colli romani. Non una tappa piatta, ma ricca saliscendi. Quello che i ciclisti chiamano il mangiabevi. Una prova significativa per i ciclisti quanto per le bici. Oggi, per la prima volta, erano richieste anche capacità ciclistiche, di guida, in salita come in discesa. Una di quelle tappe che sembrano facili, ma non lo sono. È richiesto controllo in curva, e controllo dei propri sforzi per arrivare fino al traguardo.

107 i chilometri complessivi, profilo altimetrico particolarmente mosso. Il capitano del team Toyota, Patrick Martini, la mattina confessava di non avere neppure cambiato la batteria, nella tappa precedente, e di avere concluso con ancora energia a disposizione (nella batteria, s’intende). Ma per oggi nutriva dubbi. Perché, per la prima volta, il dosaggio della batteria si sarebbe rivelato fondamentale anche ai fini “sportivi”, dal momento che l’arrivo era in salita e avendo ancora scintille nel motore, uno spunto in modalità “turbo” avrebbe potuto fare la differenza. Tra l’altro, una salita importante, a cinque chilometri dal traguardo, con una pendenza massima del nove per cento a tre chilometri dalla fine. Interessante, tanto che già a Vetralla tutti davano per certo il cambio della maglia Viola, quella della classifica generale. Inoltre, delle due le prove di regolarità, la seconda era complessa, perché effettuata in discesa. In diversi hanno lanciato il guanto della sfida. Ma quelli di Epower Factory Team non avevano alcuna intenzione di mollare.

Com’è andata? Che a vincere è stato il talentuoso Nicola Cocchioni, capitano del team Bike For Dream. A lui il premio Named Sport. Per quanto riguarda le maglie, però, non ci sono stati cambiamenti: la Verde sempre al team Kilocal-Selle SMP e la Arancio, la Rossa e la Viola nelle mani dell’Poter Factory Team, che può contare su atleti particolarmente allenati, come il giovane capitano Victor Filutás, campioncino ungherese della pista, in forza a una squadra Continental per quanto riguarda le gare su strade.

Ma oggi è stato il giorno delle imprese. In particolare, sulle prime asperità, il team Milano Cortina 2026, che sostiene la candidatura olimpica dell’Italia ai Giochi del 2026, è stato messo a dura prova. I suoi atleti spesso non sono ciclisti, e prendono parte al Giro E solo per sostenere la causa, per dare eco alla candidatura olimpica. E oggi alcuni di loro si sono distinti per piccoli atti di eroismo. Il judoka Paolo Bianchessi non ha il fisico da grimpeur. È particolarmente ben stazzato: un metro e 90 per 130 chili. Prima del via ha confessato di non avere un bellissimo rapporto con la bicicletta e di avere accettato solo per una buona causa: favorire la candidatura olimpica dell’Italia. Ha tenuto duro per i primi 25 chilometri, poi è stato troppo. Ma fino all’ultimo ha lottato come faceva sul tatami, dove ha conquistato un argento e un bronzo agli Europei, e un quinto posto ad Atene 2004.

Una delle istantanee più belle che mai vedremo in questo Giro E è stata quella di Giulio Sacchi, “solo” 90 chili, collega judoka di Bianchessi e due volte campione italiano, che, stanco anche lui, sulla salita spingeva l’amico. Un grande. Al chilometro 35 Sacchi è salito sull’ammiraglia, ma al chilometro 55 è tornato in sella ed è giunto al traguardo, cadendo per lo sfinimento. Questo è lo spirito olimpico. Questo è il Giro E.

Un altro atleta di Milano Cortina 2026 che non ha il fisico da peso piuma e che oggi ha fatto l’impresa è stato Massimiliano Monti, cestista romano due volte oro ai mondiali di pallacanestro militari. Due metri e sette centimetri per 122 chilogrammi sono difficili da gestire su una bici. Ci ha provato, ha stretto i denti, rischiato di cadere più d’una volta, e infine ritiratosi. Indossava le scarpe da ginnastica. Perché?, gli abbiamo chiesto. “Trovate voi scarpette da ciclista taglia 50”, ha risposto. Maiuscolo.

Più a suo agio Francesca Lollobrigida, pronipote della Lollo e campionessa di pattinaggio su ghiaccio, in carniere un oro e un bronzo agli Europei. Ha finito, potendo usare poco la batteria per problemi tecnici. “La velocità per me è tutto. Più vado veloce più vinco. C’è affinità tra ciclismo e pattinaggio”, ci aveva detto. “La tappa di oggi non mi spaventa, ho già fatto 120 chilometri, con la mia bici da corsa”. L’allenamento l’ha salvata.

POST SCRIPTUM: Martini ha finito sempre con tre tacche di batteria: che gambe!

Leave a Reply