Tappa 2

RITROVO DI PARTENZA

 

San Gimignano

INCOLONNAMENTO

 

9.30

KM 0, VIA UFFICIALE

 

Colle Val d'Elsa

KM

 

114

ARRIVO

 

Orbetello

ORARIO DI ARRIVO

 

14.00 - 14.30

Tappa 2 | 13 Maggio 2019 | 114 km

San Gimignano >
Orbetello

San Gimignano

San Gimignano, nell’elenco del patrimonio mondiale dell’UNESCO dal 1990, sorge sulla cima di una collina a 334 metri sul livello del mare, ben visibile in lontananza con le sue numerose torri. Nel quattordicesimo secolo le famiglie nobili e i mercanti della classe media superiore costruirono molte case fortificate – probabilmente 72 – come simboli della loro ricchezza e potenza. Oggi rimangono 13 torri ma molte altre sono ancora visibili negli edifici, anche se sono state tagliate. In cima alla collina due piazze principali sono il centro della vita cittadina e sono state ammirate per secoli da visitatori provenienti da tutto il mondo: Piazza della Cisterna e Piazza del Duomo. Intorno a queste piazze sorgono gli edifici più importanti della città e le case a torre più alte: la Torre Rognosa, alta 52 metri accanto al Palazzo della Podestà, e la Torre Grossa, alta 54 metri, simbolo del potere civile.

Gastronomia

Lo zafferano di San Gimignano Le caratteristiche qualitative dello zafferano sono riconducibili principalmente a tre componenti chimiche: la crocina, alla quale si deve l’attività colorante gialla; la picrocrocina, che è un glucoside amaro che conferisce il sapore; il safranale, che è responsabile dell’aroma. Sulla base di una analisi di queste tre componenti, il prodotto viene classificato a livello internazionale secondo quattro categorie merceologiche (norma ISO 3632-1/1993), che ne certificano la qualità. Gli esiti dei test effettuati sui campioni zafferano di San Gimignano hanno determinato la sua attribuzione alla I categoria. Lo zafferano di San Gimignano viene posto in commercio lasciando gli stimmi come tali, ossia in fili. La scelta di presentare il prodotto non in polvere, ma allo stato naturale, risponde essenzialmente all’esigenza di impedire eventuali sofisticazioni. Se il prodotto fosse macinato, risulterebbe infatti difficile per il consumatore distinguere lo zafferano autentico da quello ottenuto attraverso la sostituzione o l’aggiunta di componenti estranee. Del resto, Pellegrino Artusi, il padre della nostra gastronomia dava suggerimenti in tal senso: “Lo zafferano, se in casa avete un mortaio di bronzo, compratelo in natura, pestatelo fine e scioglietelo in un gocciolo di brodo caldo prima di gettarlo nel riso, che servirete con parmigiano”. Il consiglio è ancora attuale: ma per un risultato ancora migliore utilizzate semplice acqua a temperatura ambiente o leggermente tiepida.

Bevande

La Vernaccia di San Gimignano  Nessun vino italiano può vantare una storia lunga secoli come la Vernaccia di San Gimignano. Alla fine del Duecento appare in Europa sulle mense dei re, dei papi, dei ricchi mercanti. E’ un vino bianco, il colore della regalità: «coppe, nappi, bacini d’oro e d’argento / Vin greco di riviera e di vernaccia» recita il poeta sangimignanese Folgòre all’inizio del Trecento. Con ogni probabilità il nome Vernaccia deriva da Vernazza, luogo d’imbarco della produzione ligure. E proprio la Vernaccia è il vino più ricercato e prezioso. Nel Trecento ottiene un successo straordinario non solo sulle tavole delle classi dominanti. La storia della letteratura riporta un crescendo di estimatori: da Cecco Angiolieri a Dante, da Boccaccio a Franco Sacchetti, dai francesi Eustache Deschamps e Jean Froissart agli inglesi John Gower e Geoffrey Chaucer. Nelle terre di San Gimignano, già produttrici di rinomato zafferano, diventa subito un prodotto “di punta” assieme al vino Greco. Nel Cinquecento la produzione cresce ulteriormente. Tutte le principali famiglie sangimignanesi e le molte fiorentine che avevano acquistato delle terre e delle fattorie nel contado, impiantano nuove vigne di Vernaccia. Il Seicento è un secolo “dorato” per la Vernaccia di San Gimignano. Nel 1610 non sfugge al commento di Francis Scott, autore della prima “guida” d’Italia per i viaggiatori del grand tour: «cittadina particolare, perché produce vina vernatica finissimi e si decora bene di Templi splendidi».  Nel Settecento gli anni del declino della produzione coincidono con i cambiamenti del gusto. L’arrivo in Europa delle nuove bevande esotiche: tè, caffè, cioccolata, il diffondersi dei liquori, prima sconosciuti o usati per lo più come medicina, crea una nuova moda che relega la Vernaccia (come la Malvasia e i vini “grecizzanti”) ai margini dei desideri della società e dei mercati. Tuttavia, anche se in quantità ridotte, la Vernaccia di San Gimignano continua ad essere prodotta. Nell’Ottocento la produzione continua ancora a calare e ormai il vitigno si trova soltanto sparso tra i filari mescolato agli altri per «fare vino comune. All’inizio del Novecento, mentre l’ondata delle patologie sta cambiando radicalmente i connotati del vigneto italiano, Ugo Nomi Venerosi-Pesciolini, fondatore dei Musei Civici e della Biblioteca di San Gimignano, rileva che di Vernaccia «qualche raro possidente ne serba alcun poco, o per curiosità o per gratificarne gli amici, ma è cosa piccolissima e non si commercia; tiensi quasi come il rosolio». La rinascita comincia negli anni Trenta del Novecento. Gli anni ’60 del secolo scorso segnano la rinascita del vino. Recuperato il vecchio vitigno dalla confusione dei filari della coltivazione a promiscuo, la Vernaccia viene reimpiantata nelle vigne secondo i criteri della viticoltura specializzata. Nel 1966 è il primo vino italiano ad ottenere la Denominazione di Origine Controllata. Nel 1972 la creazione del Consorzio della Vernaccia, poi Consorzio della Denominazione San Gimignano, dà nuovo slancio alla produzione che cresce progressivamente in quantità e qualità ottenendo nel 1993 la Docg, il massimo riconoscimento della legislazione italiana vigente. Gli ultimi venti anni sono contraddistinti da un’ulteriore e generalizzata crescita della qualità del vino come dalla ricerca della salubrità del prodotto, e dalla ricerca delle caratteristiche peculiari della Vernaccia di San Gimignano attraverso la consapevolezza “antica” dei produttori di interpretare una “nuova tradizione”.

Luoghi di interesse

San Gimignano è uno straordinario esempio di urbanistica medievale, con le famose torri e gli eleganti palazzi che testimoniano il suo illustre passato. Il complesso dei Musei Civici comprende il Palazzo Comunale e la Torre Grossa che, per la loro eccezionalità nel panorama storico-artistico europeo, costituiscono, insieme al Duomo interamente affrescato, il fulcro dal quale si diparte ogni itinerario.
Nel percorso si inserisce la chiesa di medievale di San Lorenzo in Ponte interamente decorata da un ciclo di affreschi raffiguranti la vita ultraterrena attraverso suggestivi dettagli dell’Inferno, del Purgatorio e del Paradiso.

Storia

Fondata in epoca etrusca, la città fu un insediamento etrusco e poi romano prima di diventare dominio feudale dei vescovi di Volterra. La città divenne indipendente nel 1199 e tra l’11° e il 13° secolo fu un sito molto importante. Dopo il 1353, la città entrò in un periodo di declino a causa di ondate di carestia e pestilenza che causarono una drastica diminuzione della popolazione. Nel giro di cento anni, la città fu declassata al livello delle altre terre sotto il controllo fiorentino. Questo status, tuttavia, ha impedito alla città di rinnovarsi in città che ha trasformato molte città storiche italiane dopo il Medioevo. Più tardi nel XVIII secolo San Gimignano fu riscoperta dai viaggiatori del Grand Tour e il turismo crebbe ogni giorno da allora.

Orbetello

Orbetello, con il suo esteso e variegato territorio comunale, rappresenta da sempre un luogo ideale per la bicicletta e il turismo outdoor; grazie anche ad un microclima particolare che lo rende ideale per le attività sportive all’aperto. La piccola penisola dove sorge il centro è circondata dalla Laguna di Levante e di Ponente, a sua volta definita da due lembi di terra: Tombolo della Feniglia e della Giannella che, dalla parte del mare, sono noti per le belle spiagge con cui si tuffano nel Tirreno. Orbetello, paese dalla particolarissima forma a scafo (o a mandorla), è poi collegato al cuore del Monte Argentario da una diga artificiale costruita nel 1841. Fanno parte del Comune anche la suggestiva Talamone, Ansedonia, Fonteblanda e Albinia.

Gastronomia

Il pesce di questa laguna è noto per l’ottima qualità e per la prelibatezza dei piatti cui ha saputo dar vita. Famosa è l’anguilla sfumata, e il posto più adatto per assaggiarla è la Cooperativa dei Pescatori alle porte della città. Poi ci sono i piatti tipici di terra: gli immancabili tortelli maremmani, ripieni di ricotta e spinaci e conditi con ragù di lepre o di cinghiale. Poi i pici, pasta fresca di acqua e farina, conditi con bottarga o semplice sugo. Il cinghiale è poi il simbolo della Maremma; doveroso assaggiarlo in umido, lasciato riposare in vino rosso e spezie. L’acquacotta è un piatto povero a base di verdure, acqua e pane raffermo, dove qualcuno aggiunge l’uovo. Da non dimenticare infine una specialità dell’entroterra di Orbetello: i formaggi, grazie all’abbondanza dei caseifici locali.

Bevande

La Strada del Vino e dei sapori Colli di Maremma tocca tredici comuni maremmani, fra i quali Orbetello e Monte Argentario. Lungo questa strada troviamo un vino D.O.C.G. il Morellino di Scansano e quattro vini D.O.C.: Ansonica dell’Argentario, Bianco di Pitigliano, Capalbio, Parrina e Sovana.

Luoghi di interesse

Visitando la città di Orbetello si potranno apprezzare le antichissime mura che circondano la città, di origine addirittura etrusca; la Cattedrale di Santa Maria Assunta, famosa per il suo rosone, e poi il suggestivo mulino spagnolo nel centro della laguna. Una volta qui, vale certamente la pena esplorare i dintorni del comune di Orbetello, come il delizioso porto di Talamone e la sua Rocca. Di grande importanza a livello archeologico è poi Ansedonia, sul cui territorio sono stati rinvenuti resti archeologici della città di Cosa, importante colonia romana del III secolo a.C. Ad Albinia la Torre delle Saline e le belle spiagge. Ed inoltre, a Magliano il borgo racchiuso nella sua cinta muraria percorribile a piedi. A Manciano la rocca con le mura e il vicino borgo di Montemerano. Decisamente pittoresco il borgo di Pitigliano con il quartiere ebraico, l’acquedotto monumentale, la Fortezza Orsini ed il Palazzo Orsini. L’antichissimo borgo di Saturnia è molto note per le sue Terme, oltre che il museo archeologico, le antiche porte di accesso e la via Clodia, antica strada romana.

Storia

Abitanti: poco meno di 15.000
Il borgo di Orbetello nasce nel 1110.
Nome antico: Orbetellum e Orbitellus.