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Giro E, viaggio in un mondo dipinto di rosa

By 2 Giugno 2019 No Comments

Chiusura in bellezza per Giro E. La bellezza delle Dolomiti che hanno fatto da scenario alla 18esima e ultima tappa. La bellezza di pedalare su salite importanti come quelle del Passo Rolle o di Croce d’Aune-Monte Avena, e di farlo nei giorni del Giro d’Italia, con il pubblico, il tifo, il colore del Giro d’Italia. Un mondo dipinto di rosa che per tre settimane richiama l’attenzione del mondo intero sul nostro Paese.

«Le Dolomiti sono casa mia, ma viverle dalla sella di una bici mi ha consentito di vederle in un modo nuovo», esclama Mara Santangelo, che con la sua volée ci ha incantati al Roland Garros. Gli fa eco Alberto Santilli, direttore marketing di Toyota: «Stupendo, realmente stupendo. Questi colori: verde, azzurro, bianco… Ti ripagano di tutta la fatica che comunque fai». Una bella immagine: le Toyota Corolla, official car di Giro E, che accompagnano il gruppo in modalità elettrica in salita. Messaggio chiaro: abbattere l’impatto sull’ambiente si può e si deve. «Finalmente ho capito cosa significa pedalare da campioni: la bici elettrica ti dà una leggerezza che un amatore non potrà mai avere», spiega Mauro Benetton, imprenditore. «Ho ancora due tacche di batteria, il problema è che ho esaurito le mie», dice Margherita Granbassi, icona del fioretto, sulla salita di Croce d’Aune. Sei in modalità Turbo? «No, in modalità cuore!».

Sono solo alcune delle voci della giornata di ieri, delle tante di questo Giro E. Mille voci, mille storie, mille istantanee. Lo spirito: godersi l’Italia del Giro, le salite in bici in un modo nuovo, in maniera più rilassata. C’è anche chi l’ha presa sul piano agonistico, ma Giro E non è, né mai sarà una gara, bensì un’esperienza: unica, esclusiva. Le maglie, le volate sono state un gioco. La maglia Viola del Giro E non è la Rosa del Giro d’Italia: non ti dice che la bici che l’ha conquistata è migliore delle altre. C’è chi si è più impegnato con il cronometro, chi l’ha presa con filosofia. Tra le cartoline di questa edizione, per esempio, ci porteremo a casa i ragazzi di Pinarello, che sono stati i boy scout del gruppo e si sono dedicati unicamente ai partecipanti meno esperti. O Max Lelli, che da capitano del team Enit – ma quanti giornalisti da tutto il mondo ha portato? – è diventato un po’ il capitano del gruppo, come anche Diego Cecchi, Alex Turrin, Daniele Colli, ex pro, campioni di altruismo. O Cristiano De Rosa, l’unico costruttore a pedalare con Giro E. O Milano Cortina 2026, che ha messo in sella grandi atleti che però, in sella, talvolta non c’erano mai saliti, ma l’hanno sempre con grande simpatia. O ancora i tanti clienti Mediolanum, Castelli e Segafredo, il progetto di borse di studio di Bike For Dream, le ragazze di Kilocal-Selle SMP.

Capitolo bici: ciò che Giro E ha detto, è che ci sono bici per tutti e bici per pochi. E non è una questione di prezzo. Dalle Pinarello alle De Rosa, dalle Olmo alle Focus, ci sono bici con le quali tutti possono avere dei vantaggi sulle salite, anche le più ardite. Le biciclette con i motori a innesto nascosti nel telaio, invece, sono solo per ciclisti evoluti e offrono il meglio in pianura e in collina; sule grandi salite non fanno la differenza neanche per un pro.

La contabilità: cinque produttori di motori, sei marchi di bici, dieci squadre, 18 tappe, 533 ciclisti coinvolti, 1.829 chilometri percorsi, 24 mila metri di dislivello positivo. Ma i numeri sono l’ultima cosa che di questo Giro E ci resterà nella memoria.

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